Cos’è il Marketing Funnels?

Per comprendere meglio il mondo dell’e-commerce, dobbiamo partire da un concetto di base: quello di “funnel” o “marketing funnels“.

Funnel è un termine inglese che significa imbuto. Nel marketing, si parla di funnel di acquisto, di vendita e di conversione. Infatti, in questo ambito, un funnel è un percorso composto da vari step che l’utente deve compiere per completare un’ azione: arrivare all’acquisto di un prodotto.

In letteratura esistono diversi percorsi e ognuno di essi implica step specifici. Ciascuna azienda, normalmente, sceglie il funnel/percorso che ritiene più congeniale per il suo target.

Perché è importante progettare il funnel?

Un funnel studiato nei minimi dettagli permette di capire dove i clienti incontrano difficoltà nel concludere l’acquisto.

Il modello del funnel è applicabile alla quasi totalità dei siti web, ma è particolarmente efficace per e-commerce, landing page e tutti quei siti che hanno come scopo ultimo trasformare il visitatore in un cliente.

Andando più a fondo, quando si parla di funnel applicato all’Inbound Marketing o al Content Marketing, si fa riferimento a:

• TOFU (Top of the Funnel)
• MOFU (Middle of the Funnel)
• BOFU (Bottom of the Funnel)

Cosa significano questi termini?

In cima all’imbuto ci sono i contenuti che portano traffico al sito. Una volta ottenuto, questo viene canalizzato verso i contenuti TOFU, utili a generare lead (informazioni su utenti interessati).

Seguono i MOFU, ovvero i contenuti utili a trasformare i lead in prospect, ossia in potenziali clienti.
Infine, ci sono i contenuti BOFU, cioè quelli che generano le tanto ambite vendite.

Trasformare un semplice visitatore in un cliente non è però un processo immediato. Il funnel può infatti essere visto come un percorso a tappe in cui l’utente deve essere guidato e aiutato a non perdersi.

Progettare il funnel perfetto deve essere l’obbiettivo di ogni azienda. No funnel, no business.

Un funnel di conversione vincente si può sintetizzare in 3 macro step:

• far conoscere la propria azienda
• far conoscere il prodotto
• vendere il prodotto

Vediamo insieme ciascuno di questi punti.

1 – Far conoscere la propria azienda. Come far conoscere la propria azienda.

La prima necessità per un’azienda è quella di farsi conoscere. Più saranno i potenziali clienti con cui si riuscirà ad entrare in contatto -e possibilmente ad interagire, più clienti effettivi entreranno nel funnel, con maggiore possibilità che concludano un acquisto.

Oggi, grazie all’uso di internet, chiunque può far conoscere la propria azienda. L’utilizzo della tecnologia, infatti, ha portato negli ultimi anni grossi benefici a tutte le aziende che hanno investito nel digitale. Del resto, basta avere uno smartphone o un tablet per poter cercare sul web prodotti e informazioni, leggere e tenersi aggiornati, confrontare prezzi e modalità di pagamento, senza perdere troppo tempo, comodamente seduti da casa o da qualsiasi altro posto nel mondo.

Un sito web, quindi, è sicuramente il punto di partenza ideale per far conoscere la propria azienda.

I potenziali clienti, infatti, scansionano in continuazione annunci pubblicitari presenti in rete, articoli, foto e immagini pubblicate nei Blog, che si tratti di materiale nostro o dei nostri competitor.
Tutti noi siamo continuamente bombardati da testi e immagini di ogni tipo. Ecco perché il nostro messaggio, nella fase che abbiamo definito “far conoscere la propria azienda”, deve essere il più diretto ed esaustivo possibile per vincere una spietata concorrenza.

Ad esempio, quando si crea un post per i social, specialmente se si tratta di un post sponsorizzato, bisogna prestare molta attenzione all’immagine, che deve essere accattivante, esaustiva e rappresentativa del prodotto. Il testo dei post deve essere sintetico ed efficace: deve essere in grado di trasferire i concetti essenziali che vogliamo comunicare.

Imparare ad utilizzare le giuste call to action.

Parlando di messaggio, è fondamentale Indicare da subito e in ogni micromomento della conversione, cosa il cliente debba fare, così da non rischiare di perderlo nel corso del processo di funnel. Ecco perché è così importante imparare ad utilizzare le giuste call-to-action.

Una call-to-action è un messaggio funzionale alla conversione, costruito come un “imperativo” per l’utente. “Iscriviti ora”, “Scarica adesso” o “Ricevi lo sconto” sono solo alcuni degli esempi di call-to-action più efficaci e diffusi. Cosa hanno in comune questi messaggi? L’utilizzo del verbo al modo imperativo. Grammaticalmente, l’imperativo descrive un ordine o un invito. Nella comunicazione online, questo tipo di messaggio spinge l’utente ad attuare un comportamento perché si sente indirizzato, esortato o semplicemente consigliato. Utilizzando l’imperativo, in più, un istinto umano primordiale: la curiosità.

La call-to-action ideale però non esiste. Ogni nostra call-to-action deve essere migliorata nel tempo effettuando dei test A/B. Lo stesso post, infatti, potrebbe essere scritto diversamente, con un’altra call-to-action, magari risparmiando preziosi caratteri e ottenendo risultati migliori.

Facciamo ora un esempio pratico di call-to-action.

“Crea ora il tuo funnel aziendale. Clicca subito!”

Con questo tipo di messaggio intercetteremo due target:

  • tramite la parola funnel, gli addetti ai lavori
  • tramite la parola azienda, gli imprenditori, magari incuriositi da qualcosa che non conoscono (o di cui hanno sentito parlare senza conoscerne il significato).

Ovviamente, le parole scelte per la call-to-action vanno studiate con attenzione in base al target, all’identità della nostra azienda e agli obbiettivi che intendiamo ottenere.

2 – Far conoscere il proprio prodotto. Come far conoscere il proprio prodotto.

L’apparente semplicità di internet e la sua immediatezza, possono indurre a pensare che far conoscere la propria azienda sia un’attività tutto sommato semplice. Ma lanciare un prodotto può in realtà essere molto complicato. In primo luogo, bisogna imparare a conoscere e a intercettare il target di riferimento.

A chi vogliamo vendere il nostro prodotto? Chi sono le persone a cui ci rivolgiamo? Sono teenager? Sono persone anziane? Sono un’associazione di cucina? Sono per la maggior parte donne? Usano Facebook? Leggono i blog? Seguono dei forum particolari per essere informati? Che esigenze hanno? Solo dopo aver risposto a domande come queste, sarà possibile decidere che tipo di messaggio e quali canali di promozione utilizzare.

Una volta che abbiamo compreso chi sono i nostri futuri clienti e dove passano il loro tempo online, è il momento di pensare a cosa possiamo fare per migliorare un poco la loro vita.

Cosa può dare valore aggiunto ai nostri futuri clienti? Possiamo scrivere articoli utili, creare contenuti di qualità, proporre delle interviste ad opinion leader del mercato di riferimento etc. L’uso di azioni gratuite, come il regalare articoli di qualità, aumenta la visibilità e crea fiducia nella nostra azienda e nel prodotto che vogliamo promuovere.

Dopo esserci fatti conoscere, il passo successivo è creare un dialogo interessante e costruttivo con gli utenti. Come? Con mezzi immediati come newsletter e commenti, purché concepiti in modo informale e caloroso. Dimenticate quindi i vecchi messaggi aziendali impettiti e seriosi!

Un caso studio:
Google Maps sempre più Social, i tassisti romani
“Condividere è importante, per questo abbiamo reso semplice la condivisione degli elenchi via messaggio, email, social network e attraverso le app di messaggistica più usate. Ogni volta che amici e parenti vengono in città, cliccate sul tasto per la condivisione e tirate fuori tutto ciò conoscete del posto. Chi riceve il link potrà fare clic su “Segui” per attingere all’elenco dei vostri luoghi preferiti ogni volta che ne avrà bisogno”, spiega Zach Maier, Product Manager di Google Maps.

Grazie agli elenchi, si possono inserire su Maps luoghi di rilevanza storica, ristoranti, negozi e tanti altri punti di interesse. La nuova funzionalità è attiva per tutti gli utenti iOS e Android L’applicazione Google Maps ha introdotto il supporto ufficiale ad alcuni servizi di ride sharing attivi in tutto il mondo: 99Taxis in Brasile, Ola Cabs in India, Hailo nel Regno unito e in Spagna, mytaxi in Germania e in Spagna, Gett nel Regno Unito. Questi si aggiungono a Uber, con gli utenti della piattaforma che possono prenotare in modo quasi immediato una corsa uberX, uberXL o UberBLACK direttamente all’interno dell’app. Per capire in che modo avviene l’integrazione è sufficiente dare un’occhiata all’ecosistema dell’app, molto ben studiata e particolarmente intuitiva. Cercando una destinazione da raggiungere, oltre alle opzioni relative agli spostamenti in auto, utilizzando i mezzi del trasporto pubblico e a piedi viene ora mostrata una quarta scheda, evidenziata con un cerchio bianco, relativa proprio al ride sharing. Al suo interno sono raccolte le indicazioni sui servizi disponibili, informazioni sul tempo previsto di attesa e sulla spesa da sostenere per il viaggio. In pochi passaggi sarà possibile prenotare la corsa ed essere raggiunti dall’auto.

3 – Vendere prodotti online. Come vendere prodotti online.

A questo punto, passiamo al cuore della questione, ovvero la vendita. Per farlo dobbiamo prendere in esame il flusso di visitatori delle nostre piattaforme (sito, e-commerce, blog etc.). Il monitoraggio e l’analisi dei dati sono infatti fondamentali per migliorare le performance di conversione (macro e micro) del nostro sito.

Il CRM. CRM significato.

Il CRM, o Customer Relationship Management, è il fulcro di una strategia aziendale orientata alla creazione, allo sviluppo e al mantenimento di relazioni di qualità e di lungo periodo con i clienti, sopratutto quelli di maggior valore per l’azienda.

Un sistema CRM risulta particolarmente utile nel caso in cui si voglia tracciare uno storico delle interazioni tra azienda e clienti e condividere queste informazioni all’interno di un unico ecosistema di lavoro.

Più che di innovazione tecnologica quindi, il Customer Relationship Management è il frutto di un’evoluzione culturale della filosofia aziendale. Alla base del CRM troviamo un nuovo tipo di approccio integrato, che coinvolge tutte le risorse aziendali.

Piattaforme e-commerce: Joomla, Woocommerce e Prestashop

Un e-commerce è un sito web orientato alla vendita. I vantaggi della vendita online sono molteplici, sia per l’azienda sia per i suoi clienti.

Il più grande vantaggio è senza dubbio l’immediatezza: grazie all’ e-commerce, ogni utente può acquistare beni e servizi da qualsiasi azienda nel mondo, in qualsiasi momento della giornata, senza doversi fisicamente spostare, per esempio da casa o dall’ufficio.

Vedo il prodotto > metto in carrello il prodotto > pago il prodotto.

Considerando che tutto il processo di acquisto avviene a distanza, un buon sito di e-commerce deve possedere certe caratteristiche specifiche affinché la vendita si realizzi. Anzitutto un e-commerce deve dare la possibilità agli utenti di osservare in modo molto preciso e fedele il prodotto in vendita. Poi, deve far si che il cliente possa facilmente “mettere nel carrello” il prodotto da acquistare. Infine, un buon sito di e-commerce deve mostrare in modo chiaro e intuitivo come e dove l’utente può procedere con il pagamento.

Parlando in termini basilari di cosa sia e di come funzioni un e-commerce, quella che abbiamo riportato è sicuramente una delle schematizzazioni più semplici e intuitive. Una volta chiarito il concetto di fondo si può procedere ad analizzare ciascuna piattaforma di e-commerce e valutarne i pro e i contro per scegliere l’opzione più congeniale ai nostri obbiettivi.

Una delle piattaforme E-commerce più performanti, secondo molti superiore nelle potenzialità anche al gigante WordPress, è Joomla.
Joomla è un CMS nato nel 2005 da una costola di Mambo, pubblicato con licenza open source GNU GPL v.2 e sviluppato in PHP. Per utilizzare Joomla è sufficiente un un server con supporto PHP e un database MySQL.

Joomla, nonostante alcune zona d’ombra (come la user experience limitata e le ridotte possibilità di intervenire sul codice) rappresenta la piattaforma ideale per sviluppare un sito web che sfugga all’ormai classica organizzazione temporale. Inoltre, Joomla può vantare una community molto vivace e attiva. L’essere poca intuitiva, per utenti con poca esperienza di programmazione, resta però uno suo grande svantaggio.

WooCommerce è un noto plugin di WordPress che consente di trasformare un blog in un vero e proprio negozio online. La sua semplicità d’uso, ma soprattutto la possibilità di estenderlo ed integrarlo tramite moduli, ha reso WooCommerce una delle piattaforme gratuite più sfruttate.

L’installazione del plug-in è molto semplice. Una volta ricercato all’interno del catalogo plugin di WordPress, infatti, sarà sufficiente installarlo. Dopo di che sarà lo stesso WooCommerce a guidare l’utente nella configurazione delle pagine del negozio, della località, delle impostazioni di spedizione.

Inoltre, con Woocommerce sarà possibile suddividere i prodotti in categorie e sottocategorie e aggiungere Tag alla loro descrizione, così da ritrovarli più facilmente anche tramite i motori di ricerca.

In conclusione, Woocommerce è un ottimo strumento per dedicarsi alla vendita online, facilmente utilizzabile sia dal gestore, sia dagli utenti.

Infine, non potevamo non parlare di quella che per molti è la miglior piattaforma opensource dedicata al commercio online: Prestashop.

Prestashop è una piattaforma caratterizzata dalla grande semplicità di utilizzo, con diverse e utili funzioni integrate, garantita da certificato SSL.

Nato nel 2007, Prestashop ha rivoluzionato in pochi anni l’industria dei software per la vendita online, portando una visione user friendly in un panorama dominato dalla complessità.

Con ben 400 idiomi linguistici supportati, un sistema automatico di email, diverse opzioni per i pagamenti sicuri, la possibilità di gestire il magazzino e gli ordini e l’iscrizione dei clienti, Prestashop ha rappresentato la soluzione ideale per migliaia di negozi online.

A differenza degli altri e-commerce, Prestashop presenta tra le sue caratteristiche di base diverse funzionalità di ottimizzazione SEO. La funzione di personalizzazione dei titoli SEO e di ottimizzazione delle meta descrizioni è molto semplice e intuitiva, così da permettere la creazioni di URL funzionali al lavoro di ottimizzazione per i motori di ricerca.

È possibile, inoltre, installare una serie di moduli aggiuntivi come la funzione redirect 301, una sitemap più avanzata, la gestione dei tag, gli avvisi su contenuti doppi, che permettono un profondo lavoro di ottimizzazione SEO.

Social Media per farsi conoscere, customer care e fidelizzazione del cliente

Dopo averci conosciuto, le persone devono imparare ad amare i nostri prodotti o servizi. Di base, deve esserci una certa affinità tra quello che offriamo e il gradimento che riusciamo a generare nel target di riferimento. Possiamo anche essere i migliori, ma se non troviamo il modo di farci conoscere ed apprezzare, non andremo lontano.

Oggi la forza di un brand è valutata, anche e soprattutto, in rapporto alla alla sua presenza sui social media.

Cosa sono i social media? I social sono la via per ottenere un contatto intimo, amichevole e diretto con milioni di potenziali clienti. L’obbiettivo è a basso costo e a portata di click. Oggi le aziende hanno la possibilità di portare via etere la vetrina del proprio negozio, abbattendo costi e allargando a dismisura il proprio potenziale bacino di vendita.

Un caso studio:
Wikipedia, l’enciclopedia free che guadagna attraverso le donazioni
Come recita Wikipedia, il “Customer Relationship Management” è da intendersi come “la strategia largamente diffusa con la quale si gestisce la relazione tra azienda e persone, clienti e potenziali acquirenti”, una strategia rivolta ad acquisire, fidelizzare, incrementare le relazioni con i clienti” I Social Media sono i nuovi strumenti di CRM.

“Il CRM” continua Wikipedia “è un concetto strettamente legato alla strategia, alla comunicazione, all’integrazione tra i processi aziendali, alle persone ed alla cultura, che pone il cliente al centro dell’attenzione sia nel caso del business-to-business sia in quello del business-to-consumer.”

La definizione è perfettamente applicabile anche ai social media, poiché questi sono per loro natura necessariamente “customer-oriented”, in quanto pongono al centro dell’attenzione i fan, i follower e la community.

Come tutti gli strumenti però, anche i social media hanno bisogno di competenze specifiche per essere utilizzati. I nativi analogici, meno avvezzi ad implementare il proprio business attraverso competenze digitali, saranno smarriti difronte a questi nuovi concetti. Per loro sarà più complicato comprendere che “la vera rivoluzione sarà quella di riuscire a presentare prodotti e servizi su un oggetto intimo e personale, come un telefono”.

Il post perfetto su Facebook. Il post virale

Come creare il post perfetto per Facebook? Come creare un post virale? Esistono sicuramente strategie e piccoli accorgimenti che, se ben mixati, possono dare ottimi risultati.

Scrivere un post su Facebook condividendo un messaggio commerciale è un’azione apparentemente semplice. Chiunque abbia superato le scuole dell’obbligo è in grado di scrivere, ma scrivere bene, rendendo un messaggio il più possibile chiaro, efficace e coinvolgente, in modo da ottenere condivisioni e interazioni, fino alla virilità, è sicuramente molto più complesso di quanto sembri.

A tal proposito, la nota azienda informatica statunitense TrackMaven, ha analizzato più di un milione e mezzo di post da circa 6000 pagine Facebook e realizzato una guida contenente alcune idee per migliorare il livello di interazione generato dai post stessi.

Volendo immaginare il post perfetto su Facebook da un punto di vista puramente statistico, grande importanza andrebbe data alla parola. La comunicazione scritta continua a rappresentare la base di una comunicazione di successo. I post con più di 80 parole, infatti, se ben scritti, ottengono due volte l’interazione degli altri. I post contenenti immagini invece ottengono circa il 37% di interazione in più rispetto a quelli contenenti solo testo. Combinare sempre il messaggio a una bella immagine è una regola d’oro per comunicare bene sui social.

Particolare attenzione va riposta anche all’ orario di pubblicazione, dando un’occhiata anche a quello che fanno i competitor già presenti sul mercato digitale. Secondo TrackMaven meno del 18% dei post viene pubblicato durante il weekend ma, in definitiva, i contenuti del fine settimana ottengono un’interazione maggiore. Cosi come maggiore è l’interazione nei confronti dei messaggi contenenti #hashtag. Circa il 60% in più.

Il Blog. Cos’è un BLOG? Come creare un blog.

Un blog è un sito web i cui contenuti sono visualizzati in forma cronologica. In genere è gestito da uno o più blogger che pubblicano periodicamente contenuti multimediali o testuali, sotto forma di articoli o post. I contenuti del blog, per essere funzionali, devono essere aggiornati con costanza quasi quotidiana.

Per quale motivo aprire un blog? Aprire e gestire un blog ha in primo luogo dei costi molto bassi e grazie ad una struttura di amministrazione particolarmente semplice il suo utilizzo risulta essere immediato.

Dal punto di vista dell’indicizzazione, un blog si posiziona sui motori di ricerca mediamente meglio rispetto ad un sito web tradizionale. iI contenuti del blog, poi, possono essere facilmente condivisi sui vari social media e possono quindi generare vere e proprie discussioni, che poi dovremmo essere in grado di moderare e monitorare. Questo ci permette di porci quali interlocutori autorevoli, aumentando la brand awereness* e migliorando il grado di fiducia degli utenti nei nostri confronti. Un cliente che si fida di noi, che apprezza i nostri articoli e la nostra comunicazione, sarà sicuramente più invogliato ad acquistare anche i nostri prodotti.

Come gestire un blog? In primo luogo, con dei contenuti di qualità. Dobbiamo sempre premiare la fiducia dei nostri lettori/clienti, con contenuti inediti e di qualità.

Le interviste sono un’ottima tipologia di contenuti: inedite, con argomenti di qualità, e capaci di ripagare la voglia di notorietà di alcuni utenti. Le interviste sono quindi un ottimo strumento per creare “influencer”.

I contenuti devono essere scritti con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti. Preferiamo un linguaggio confidenziale ed evitiamo per quanto possibile i tecnicismi. Attenzione alla grammatica!

Se non abbiamo tempo, o temiamo di non riuscire ad aggiornarlo costantemente, forse il blog non è lo strumento di comunicazione più adatto a noi. Un blog aziendale non aggiornato comunica poca serietà e scarsa professionalità.

Un altro aspetto fondamentale del blogging, poi, è che, attraverso la pubblicazione di articoli specifici, possiamo intercettare le ricerche dei nostri potenziali clienti.

Le persone vanno su Google per cercare prodotti e servizi. Se abbiamo lavorato bene con una buona ottimizzazione SEO, possiamo ottenere buoni risultati e posizionarci. In questo modo ci si fai trovare dalle persone giuste, quelle già interessate al nostro settore, che possono potenzialmente diventare nostri clienti. Così funziona la regole fondamentale dell’inbound marketing**, ovvero: “farsi trovare dalle persone giuste nel momento in cui hanno bisogno di te”.

Ma come fare bene blogging? Anzitutto, rispondendo alle domande e alle richieste di aiuto che possono nascere nella nostra audience. Poi, rispondendo sempre ai commenti, anche solo per ringraziare gli utenti. I commenti di qualità, infatti, danno ottimi spunti di riflessione e aiutano a posizionare meglio l’articolo sui motori di ricerca.

Non tutti i commenti saranno positivi, però. Rispondere sempre con educazione ai commenti negativi è la giusta strategia per dimostrare professionalità e valore.

Cancelliamo solo lo spam: questo tipo di commenti possono danneggiare la reputazione del blog agli occhi dei motori di ricerca.

Ricordiamoci, infine, di non essere troppo autoreferenziali. Un blog aziendale deve essere un valore aggiunto per la comunità di lettori, non una vetrina pubblicitaria dei nostri servizi e prodotti.

La SEO.

Studiare come posizionarsi nella ricerca organica è fondamentale. Purtroppo per far aumentare nel tempo il traffico e avere un flusso costante sul proprio sito non basta “saper scrivere bene”.

*La brand awareness è la capacità dei consumatori di riconoscere un marchio e di associarlo correttamente a un prodotto, a una linea di prodotti o a un’impresa.

**L’inbound marketing è una metodologia che raggruppa tutti gli strumenti e tattiche che sono proprie del web marketing (sito web, blog, Socia Media, SEO, Adwords, ADS, landing page…) con l’obiettivo di portare i visitatori sul sito web, convertirli in contatti del database (lead generation), segmentarli in base alle interazioni con i contenuti che presentiamo sul sito, sui social network e nelle newsletter, per alimentarli successivamente nel modo corretto, con l’obiettivo di trasformali in clienti.

La landing page perfetta. Come creare una landing page efficace.

Una landing page è letteralmente una “pagina di atterraggio”, un luogo di internet raggiungibile dagli utenti attraverso i risultati di ricerca, siano essi organici o sponsorizzati.

Una volta che l’utente è atterrato sulla pagina, il nostro obbiettivo è quello di indurre l’utente ad eseguire un’azione specifica. Richiedere un preventivo, avere ulteriori informazioni sul prodotto, acquistare un bene, sono tutte call-to-action che devono portare, in ultimo, alla conversione.

Anche in questo caso, è importantissimo che gli utenti che entrano nel funnel siano il più numerosi possibile. Quanti più utenti unici risponderanno alla call-to-action, tanto più alto sarà il tasso di conversione.

Come creare la landing page perfetta? Come per tutto ciò che riguarda il digitale e le professioni che operano sul web, non può esistere una risposta unica. É comunque possibile individuare una serie di punti importanti da tenere presenti:

  • Titoli puliti e minimali: l’attenzione dell’utente deve sempre essere focalizzata sull’obiettivo che si vuole raggiungere. Per questo motivo bisogna evitare titoli vaghi, confusi o generici. Infatti, questa tipologia di titoli (o in gergo H1) presentano un’alta frequenza di rimbalzo. Per evitare ciò, i titoli devono essere chiari, concisi e specifici.
  • Grammatica e sintassi: attenzione alla scrittura corretta e all’utilizzo di periodi brevi e d’impatto. Queste accortezze possono aumentare il tasso di conversione.
  • Uso di call-to-action “above the fold”: ovvero, inserite nella parte immediatamente visibile di un sito, prima dello scroll. “Scarica Ora”, “Registrati Subito”, “Diventa Fan”, sono ottimi esempi di call-to-action per aumentare le conversioni.
  • Colori: I pulsanti di invito all’azione vanno inseriti con i colori giusti e sempre vicino alle call-to-action. I pulsanti gialli, arancioni e rossi attraggono l’attenzione del lettore.
  • File Multimediali: anche usare video ed immagini strettamente correlate al testo della landing page può aumentare il conversion rate.
  • Attenzione ai Link: dare la possibilità di navigare al di fuori della landing page potrebbe danneggiare il tasso di conversione della campagna.

I call center.

L’era dei centralini telefonici e dei grandi call center, una volta esploso definitivamente il fenomeno web, sembrava destinata ad un rapido declino. Ma così non è stato.

I centralini telefonici sono stati ingegnerizzati, così da supportare una mole di chiamate sempre crescente. Con la crescita dei possibili mercati sono infatti aumentati anche le possibili richieste di contatto telefonico. Il web e la crescita delle landing page, quindi, non hanno sancito la morte del contatto telefonico, anzi.

La gestione integrata di telefonia e dati, supportata dall’automazione dei flussi informativi, dell’anagrafica e dello storico di ciascun utente, consente oggi un nuovo modo di controllo gerarchico e una migliore profilazione delle persone con cui l’azienda o il call center ha stabilito una relazione.

Una landing page che si rispetti deve fornire un numero verde a pagamento o non (o almeno un numero per l’assistenza, anche quello dell’azienda).

Email marketing.

Dare la possibilità ai nostri potenziali clienti di provare i nostri prodotti e i servizi è estremamente importante. Far testare i nostri prodotti con garanzie e senza rischi, permette di instaurare fiducia nei clienti sulla base di una prova concreta. Ma come rendere note opportunità come questa? Ad esempio con l’email marketing.

Con l’espandersi del web, il direct marketing è profondamente cambiato. Tecniche e regole sono state profondamente influenzate dall’evolversi della tecnologia. Ha così preso piede una nuova branca del direct marketing, l’email marketing. Le tecniche di email marketing hanno preso velocemente piede grazie ai notevoli vantaggi insiti in questo tipo di strategia.

Volantinaggio, spot radiofonici e televisivi, articoli pubblicitari, sono tutti strumenti che hanno, per loro stessa natura, un enorme difetto: sono mono-direzionali e spesso sono particolarmente costosi. In pratica l’azienda con questo tipo di strumenti comunica con noi ma non può avvenire il contrario. Questo fa sì che il potenziale cliente si senta isolato nella scelta, poco curato. Una situazione che mette a rischio la conversione. L’email marketing nasce proprio per risolvere questo problema, oltre che per migliorare il ROI.

Spedire un’email è infinitamente più economico, rispetto a qualsiasi altra forma di comunicazione. È istantaneo e flessibile. Le email arrivano immediatamente ed è possibile, attraverso il CRM*, programmare l’orario d’invio. Inoltre, con l’inserimento di link all’interno del corpo della mail, è possibile verificare dove cliccano i nostri clienti e quindi comprendere se hanno dei bisogni particolari che possiamo soddisfare.

Con una strategia di email marketing è possibile:

a) inoltrare diversi tipi di messaggio a un numero di utenti ristretto, cosi da valutare quale tipologia di contenuto si adatta meglio al prodotto e al target;
b) profilare i messaggi per differenti categorie di utenti, in modo che ognuno riceva la mail più indicata alle proprie esigenze.
c) modificare la mail anche durante la campagna. Oramai è diffuso il test A/B, che permetta di verificare e migliorare l’efficacia della mail e quindi dell’intera campagna di email marketing.

Come si effettua un test A/B? All’interno del CRM si creano due (o più) gruppi di clienti. Si inviano a ciascun gruppo, due mail differenti tra loro per una sola caratteristica. Ad esempio: si cambia la posizione o il colore del tasto “acquista”. Per continuare la campagna viene scelta la mail più performante ovvero quella che ha ottenuto più conversioni.

*CRM: Customer Relationshio Management, ovvero il gestore delle relazioni con i clienti. Per gestire le relazioni con i clienti, le campagne di email marketing, monitorare il fatturato di ogni prodotto un’azienda può dotarsi di CRM.

Tool. Hootsuite, Smartlook, Google analytics

Rispetto a qualche tempo fa, chi si occupa professionalmente di digital marketing, può giovarsi di un’infinità di tool specifici. Si va da strumenti come Hootsuite, pensati e sviluppati per agevolare il lavoro dei professionisti del social media marketing, a tool di monitoraggio, come quello di casa Google Analytics, per finire con quelli di indagine, come Smartlook.

Hootsuite è un vero e proprio punto di riferimento per chi lavora con i social media. Hootsuite, principalmente, permette di gestire e aggiornare più profili social contemporaneamente. Ma non è ottimo solo per chi deve gestire contenuti, ma anche per chi si occupa di attività di blogger outreach.

Hootsuite è un’applicazione freemium (di base è gratis ma ha funzioni extra a pagamento) e permette di gestire diversi canali social attraverso un sistema di streaming. Ogni progetto ha una scheda che può essere divisa in diverse colonne e diversificata in base al social selezionato.

Grazie ad Hootsuite è possibile sfruttare appieno le potenzialità delle diverse piattaforme social, come Google +, Linkedin, Twitter, Facebook, Instagram e Tumblr, solo per fare qualche esempio.

Esaminiamo ora il caso dell’utilizzo di Hootsuite per la gestione di un profilo Twitter.

Oltre alle opzioni di gestione tweet possiamo impostare delle colonne specifiche per monitorare ciò che succede online, registrare le citazioni del proprio account (utile per gestire il brand ma non per fare outreach) oppure per registrare i diversi aggiornamenti relativi alle keyword di nostro interesse. In pratica, suggerendo una determinata key di ricerca a Hootsuite, il tool scansionerà le centinaia di tweet pubblicati e creerà uno stream dedicato solo alle parole che ci interessano.

Un altro tool molto importante è Smartlook Video, che ci permette di osservare tutti i movimenti compiuti dagli utenti che navigano il nostro sito. Smartlook è infatti in grado di registrare un video che ci mostri esattamente cosa fa il mouse o quali sono i click e i tap sullo schermo di smartphone e tablet di tutti i nostri utenti. In una sorta di voyerismo digitale, sarà possibile analizzare i punti di forza e le zone d’ombra della nostra piattaforma online.

Il video, cuore del progetto Smartlook, è molto accurato e riesce a mostrarci esattamente tutto ciò che accade sullo schermo del nostro utente. Ma ancora più importante ci permetterà di visualizzare cosa il cliente non reputa interessante, cosi da “correggere in corsa” la nostra strategia di promozione online. In questo modo sarà possibile scoprire diversi dati di comportamento degli utenti: dove il visitatore si è soffermato, cosa non reputa interessante, quali pagine ha aperto, quali falle ha riscontrato. In pratica, tutto il percorso di acquisto può essere monitorato e quindi migliorato eliminando i problemi di usabilità.

Smartlook ci permette anche di sapere da dove i visitatori arrivano al nostro sito. Sapere se l’utente è entrato nel nostro funnel da un social media invece cha da un altro, oppure dal risultato di una ricerca organica su Google, è fondamentale per aiutarci a migliorare le prestazioni del nostro sito.

Installare Smartlook è estremamente semplice. Anzitutto, bisogna registrarsi sul sito ufficiale, procedura gratuita per tutti siti che non raggiungono 20.000 visite al mese.

Se la piattaforma sulla quale è realizzato il vostro sito è un CMS come WordPress, vi basterà installare il plugin e inserire il codice fornito subito dopo la registrazione, altrimenti vi basterà inserire il codice, come avviene nel caso di Google Analytics. Il prossimo tool di cui vi parliamo è proprio lui.

Google Analytics è il servizio gratuito di Google che permette di monitorare un sito web fornendo dati statistici approfonditi. Attraverso il monitoraggio di un sito è possibile comprendere i comportamenti degli utenti e apportare tutte le modifiche necessarie per migliorarne le performance.

Per utilizzare Google Analytics è necessario dotarsi di una casella di posta Gmail. Una volta effettuato l’accesso sul portale di Analytics sarà possibile creare un nuovo account e ottenere un ID di monitoraggio.

Poi, ottenuto il numero ID o lo script bisognerà inserirlo nella pagina da monitorare. Come vi abbiamo anticipato, per i siti sviluppati con CMS sarà sufficiente scaricare e installare un plugin con cui semplificare la procedura.

Dopo aver inserito il codice di monitoraggio, Analytics comincerà ad analizzare il sito web. Per avere la certezza che Google Analytics e il nostro sito si stiano effettivamente interfacciando è sufficiente, navigando dal sito, accedere a Google Analytics e andare in> in tempo reale> panoramica. Qui sono registrate tutte le attività e le visite che si stano compiendo sul sito, in tempo reale.
Nella prima schermata, avremo una panoramica del sito che si sta monitorando, dove è possibile trovare:

  • il numero totale di sessioni nello spazio temporale scelto;
  • il numero di utenti che hanno visualizzato il sito;
  • il numero di pagine che sono state visualizzate;
  • quante pagine vengono visualizzate in media durante una sessione;
  • il tempo che gli utenti in media passano sul sito;
  • la frequenza di rimbalzo, ovvero se un utente entra ed esce dalla stessa pagina senza interagire con essa e senza visualizzare altre pagine del sito;
  • la percentuale delle prime visite.

I tool di cui abbiamo parlato, sebbene spesso usati in modalità desktop da PC, esistono e lavorano molto bene anche in modalità app per dispositivi mobili, come impone il sempre più frequente uso di questi device in contesti professionali.

Tool monitoraggio: Semrush, SeoZoom, Alexa Google Analytics

I Social Media, e più in generale il mondo del web, sono canali la cui eco non è da sottovalutare. Attraverso social e siti web è possibile costruire una reputazione solida, ma c’è anche il rischio di subire degli attacchi di odio telematico, di negative SEO, di azioni che hanno lo scopo ultimo di rovinare la reputazione dell’azienda e di incrinarne il business. Pertanto, chi si approccia ai social deve farlo con serietà e senza improvvisare.

Un’azienda che voglia presenziare online deve per forza avere una strategia che preveda un continuo e costante monitoraggio dei dati.

Proprio per la sua importanza, l’attività di monitoraggio va svolta con grande attenzione, magari grazie al prezioso ausilio di tool.

I tool di monitoraggio consentono di scoprire e tenere sotto controllo alcune importanti informazioni, come le keyword di ricerca e i link (soprattutto quelli tossici) che puntano al sito in esame, ovvero chiavi di ricerca che permettono ai competitor di avere più traffico organico.

In generale i tool di monitoraggio sono degli strumenti utilissimi al raggiungimento di risultati concreti, perché consentono di focalizzare le energie su ciò che funziona, senza andare a tentoni.

Il primo tool di cui vi parliamo è Semrush. Semrush è oggi, con buona probabilità, tra i migliori tool di monitoraggio esistenti al mondo. Grazie a Semrush si possono conoscere la posizione che un sito occupa sulla SERP di Google, le parole chiave indicizzate, quanti e quali siti linkano il sito in analisi e come lo fanno.

Semrush, inoltre, permette di capire cosa stanno facendo e che risultati ottengono i nostri diretti concorrenti sul web, permettendoci così di anticipare le loro mosse. La possibilità di monitorare con attenzione le attività dei concorrenti, rende Semrush particolarmente indicata per chi si occupa di digital marketing, ma anche di content management e copywriting.

In questa carrellata di tool dedicati al monitoraggio online non poteva mancare l’italianissimo SEOZoom. Lanciato sul mercato da un’azienda partenopea, la Seocube, SEOZoom permette di analizzare diversi aspetti della presenza online di un sito web: dal posizionamento sui motori di ricerca, ai contenuti presenti nel sito, fino a consigli da seguire per aumentare la visibilità online.

Attualmente SEOZoom, per quanto riguarda il mercato italiano, è il software di monitoraggio con il più alto numero di parole chiave italiane (circa 20 milioni contro le 12 del competitor più vicino) ed è l’unico prodotto in grado di offrire una così ampia gamma di opportunità per quanto riguarda il settore linguistico. Sono infatti centinai i blogger e i giornalisti che quotidianamente lo utilizzano. Essendo stato progettato da tecnici e SEO italiani, Seozoom ha sicuramente un occhio di riguardo per le tante particolarità linguistiche della nostra lingua. Dettagli che in ambito nazionale fanno la differenza.

Passiamo adesso ad un altro tool di monitoraggio online, parlando di Alexa. Alexa è un’azienda nata nel 1966, sussidiaria di Amazon dal 1999, e si occupa di statistiche a livello mondiale sul traffico Internet. Nel 2002, nel 2003 e nel 2006 la società strinse accordi, rispettivamente, con Google (attualmente non più partner Alexa), con Open Directory Project e con Live Search. Nel 2006 Alexa cominciò ad operare sul mercato globale in maniera autonoma, specializzandosi come motore di ricerca. Oggi il core business di Alexa è fornire informazioni sui siti web anche ad altri motori di ricerca.

Come opera Alexa? Alexa classifica i siti web a livello mondiale basandosi soprattutto sulle visite dei navigatori che utilizzano la così detta “Alexa Toolbar”. Tale sistema è anche il suo più grande difetto. Secondo i critici potrebbero bastare pochi utenti con installata una “Alexa Toolbar” a classificare in positivo un sito a prescinderne dalla qualità, un concetto che non rispetta sicuramente i dettami di Google per l’indicizzazione dei siti web di qualità. Un altro pesante inconveniente riguarderebbe la possibilità per i webmaster di manovrare a proprio vantaggio il ranking di Alexa.

In ultimo, parliamo nuovamente del tool di monitoraggio di casa Google:
Google Analytics. Google Analytics è il servizio gratuito messo a disposizione da Google che permette di visualizzare tramite un apposito pannello di controllo, tutte le statistiche inerenti alle persone che visualizzano un sito web. Gli indicatori che mette a disposizione Google Analytics sono veramente tantissimi e sarebbe riduttivo cercare di elencarli. Grazie al tool di Analytics è possibile monitorare e tenere traccia di tutte le statistiche di un sito web.

Proviamo a fare un esempio concreto di utilizzo di Google Analytics. Nel corso di un’attività di link-building si redige un testo per un blog terzo, e all’interno del testo fosse inserito un link al sito analizzato da Analytics, il tool sarebbe in grado di individuare esattamente quanti e quali sono gli utenti che sono “atterrati” sulla pagina grazie a quell’articolo.

Video First: Video Tutorial, Webinar, Webcast.

Qualche anno fa non avremmo mai immaginato un mondo in cui si potesse ricevere una formazione professionale continua di qualità, seduti comodamente nel salotto di casa. Oggi invece è possibile scegliere di seguire una vasta gamma di corsi online. Il panorama del web è ricco di webinar, video tutorial, webcast. Un’offerta formativa spesso caratterizzata dalla qualità.

Il boom della formazione digitale, nato con la crisi della formazione classica, sta conoscendo in questi ultimi anni una grossa diffusione. Anni in cui agli strumenti tradizionali per l’apprendimento, si sono affiancati i webinar, video tutorial, webcast. Le prime lezioni registrate in formato video si sono già potute vedere ai tempi delle VHS, ma ora, grazie a internet, la loro diffusione ne è facilitata e ampliata a dismisura.

Nati negli Stati Uniti, dove la formazione tramite video didattici è già diffusa da diversi anni, il fenomeno si sta espandendo a macchia d’olio in tutto il mondo, diffondendosi grazie ai suoi tanti punti di forza.
Il formato digitale solo apparentemente freddo e distaccato, presenta infatti alcuni importanti punti forti. Grazie a questo nuovo modo di fare e ricevere formazione, è possibile ottimizzare tempi, metodi e costi. Ma non solo, la diffusione di video tutorial, webinar, webcast ha permesso a migliaia di studenti di ogni età di assistere alle lezioni dei miglior insegnanti al mondo, che altrimenti sarebbero impossibile da raggiungere. Per il docente si presenta invece l’occasione di dare il meglio e di potersi presentare a un’audience più amplia.

Cos’è un Video Tutorial? Un Video Tutorial è la forma forse più semplice di formazione digitale. Non è altro che una lezione registrata e caricata online in formato video.

Grazie alla sempre maggiore diffusione di social media che fanno ampio utilizzo dei video ed immagini, la creazione e la fruizione dei Video Tutorial è divenuta una prassi comune. Da gioco spesso si è passati a vera e propria formazione. I tutorial hanno rivoluzionato il concetto stesso di formazione e aggiornamento rendendo inoltre più semplice e immediata la circolazione delle conoscenze.
Cos’è un webinar? Il webinar se ci atteniamo alla parola composta (da web e da seminar) è un seminario sul web. Una serie di lezioni a cui è possibile partecipare semplicemente tramite una connessione web. Lo strumento dei “teleseminari” è spesso utilizzato per condurre riunioni a distanza, corsi di formazione o presentazioni aziendali, nei quali ciascun partecipante accede da un proprio computer. I webinar sono caratterizzati da un alto grado di interazione tra i parteciapanti, discostandosi cosi ancora di più dall’idea di lezione frontale.

La partecipazione può avere luogo scaricando un programma apposito, oppure semplicemente collegandosi, previo invito) ad una applicazione web tramite un collegamento . Il messaggio quindi può essere bidirezionale. I contenuti possono arrivare sia da parte del “docente” sia da parte degli utenti.

Cos’è un webcast? Se ci attenessimo al linguaggio della telecomunicazione il termine webcast significherebbe semplicemente una trasmissione di un segnale audio o video sul web per mezzo della Rete Internet in modalità client-server. La connessione e la possibilità di seguire l’evento, può essere libera e aperta a tutti, oppure accessibile con una password o pagando un costo di connessione. A differenza del webinar il webcast non è caratterizzata da interazione. Il messaggio segue sempre lo stesso percorso.

Come aumentare il flusso sulla piattaforma e-commerce?
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Il comportamento speculativo del consumatore: la trappola per l’imprenditore.

Come si comporta il cliente e cosa influenza la sua scelta quando ha la possibilità di poter acquistare lo stesso prodotto, con le medesime garanzie pre e post vendita, ma con prezzi differenti?
Inevitabilmente il cliente sceglierà chi vende il prodotto al prezzo più basso.

Per andare incontro a questo tipo di comportamento l’imprenditore si sente costretto, per adeguarsi alla concorrenza, ad abbassare il prezzo del suo prodotto. Magari di 50 centesimi rispetto al prezzo di listino del suo competitor.
E così via, in una continua corsa al ribasso, fino a che il guadagno per l’imprenditore risulterà praticamente inesistente.

Una tendenza che con la diffusione del web e dell’e-commerce rischia di prendere il sopravvento abbattendo del tutto i guadagni. Sono infatti diversi i siti web che mettono a confronto i prezzi dei prodotti, aiutando gli utenti a risparmiare (un esempio? wwww.trovaprezzi.it )

Che fare quindi in una situazione simile? Possiamo usare solo la leva del prezzo più basso per combattere i nostri concorrenti?

Alcuni sembrano decisi ad assecondare questa corsa al ribasso dei prezzi. L’azienda francese Vintais, per esempio, promette di rimborsare i clienti, qualora si imbattessero in offerte più vantaggiose per gli stessi prodotti.

Nell’articolo 12 del codice di comportamento, Vinatis dichiara:

“Entro un termine di 10 giorni di calendario dalla data di consegna degli articoli comprati sul sito www.vinatis.com, l’azienda VINATIS prende l’impegno di rimborsare qualsiasi differenza di prezzo constatata sui suddetti articoli comprati per i quali il cliente avrebbe notato una differenza di prezzo a suo svantaggio. Questa garanzia si applica quando un prodotto esattamente identico (stesso produttore/domaine/château, stessa annata, stesso colore, stessa dimensione, stessa origine certificata)..”

Una strategia di marketing dal sicuro appeal ma dal rischio non sottovalutabile. Infatti, se contemporaneamente allo sconto applicato l’azienda non riuscisse ad ottenere lo stesso da parte dei suoi fornitori si configurerebbe una situazione di perdita economica. Gli introiti diminuirebbero inevitabilmente, anche in proporzione alle vendite eventualmente in aumento.

Il comportamento speculativo del consumatore non si può evitare, è radicato e funzionale. L’imprenditore può al massimo attenuarlo riconoscendolo e interpretandolo. Magari cercando di anticipare le scelte del cliente.

Una via d’uscita è sicuramente quella di non entrare in competizione sul prezzo con gli altri imprenditori. Partendo da questo presupposto, si può inserire un prodotto, già particolarmente forte in termini di gradimento, all’interno di un’offerta corredata da altri servizi (assistenza post vendita, garanzia sul prodotto estesa). Così facendo, i prezzi potranno alzarsi in modo naturale e giustificabile agli occhi degli acquirenti.

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